Mūla: perché tutto parte dalle radici

Quando ho iniziato a costruire il Metodo di Educazione Yogica, sapevo che il primo passo non poteva essere:

“Come educare un bambino?”

Mi sembrava di iniziare una storia dal secondo capitolo. Prima del bambino c’è una persona.




Poi, spesso, una coppia. Ci sono due storie che si incontrano, due modi diversi di essere stati cresciuti, aspettative, paure, convinzioni, abitudini. E solo dopo arriva una nuova vita. Per questo ho scelto di chiamare la prima fase del Metodo di Educazione Yogica Mūla. Una parola sanscrita che significa radice, origine, base. Perché prima di pensare ai rami dobbiamo occuparci delle radici.

Immagina un albero

È probabilmente la metafora più semplice per spiegare Mūla. Quando guardiamo un albero vediamo il tronco, i rami, le foglie, i fiori, magari i frutti. Le radici invece non le vediamo. Eppure tutto quello che vediamo dipende da ciò che accade lì sotto. Nella famiglia succede qualcosa di simile. Da fuori vediamo i comportamenti. Il bambino che urla. Il genitore che perde la pazienza. La coppia che discute. Le regole della casa. Le routine. Il modo in cui vengono gestite le emozioni. Ma sotto tutto questo esiste un mondo invisibile. La nostra storia. Le nostre paure. Il modo in cui siamo stati educati. La relazione che abbiamo con noi stessi. Le aspettative che abbiamo sulla famiglia. Il rapporto di coppia. Il nostro modo di vivere lo stress. Sono le nostre radici. E anche quando non le vediamo, continuano a nutrire ciò che sta crescendo sopra.

Le radici non cominciano con la nascita di nostro figlio

Quando diventiamo genitori non arriviamo a quel momento come una pagina bianca. Arriviamo con tutto quello che abbiamo vissuto fino a quel giorno. Magari siamo cresciuti in una famiglia molto affettuosa. Oppure in una casa in cui le emozioni non venivano nominate. Forse avevamo genitori molto presenti. Forse abbiamo imparato presto a cavarcela da soli. Forse nella nostra famiglia si litigava tanto. Oppure non si litigava mai perché nessuno diceva realmente quello che pensava. Alcune cose vorremo ripeterle. Altre vorremo cambiarle completamente. E poi ci saranno comportamenti che pensavamo di aver lasciato nel passato e che, davanti a nostro figlio, riemergeranno quasi automaticamente. Non perché abbiamo deciso di farlo. Semplicemente perché fanno parte delle nostre radici.

Conoscere le proprie radici non significa dare la colpa ai genitori

Quando si parla di infanzia si rischia facilmente di cadere in un meccanismo che personalmente non mi interessa: cercare un colpevole.

“Mia madre faceva così, quindi oggi sono così.”

“Mio padre non faceva questo, quindi adesso io…”

Il lavoro sulle radici che propongo nella Fase Mūla non nasce per mettere i nostri genitori sul banco degli imputati. Anche loro avevano una storia. Anche loro sono stati figli. Anche loro hanno educato con gli strumenti, le conoscenze e le possibilità che avevano in quel momento. Guardare indietro serve soprattutto a una cosa:

poter scegliere cosa vogliamo portare avanti.

Non dobbiamo buttare via tutto ciò che abbiamo ricevuto

Quando iniziamo a informarci sulla genitorialità consapevole è facile concentrarci sugli errori.

“Con me facevano così e io non lo farò.”

“Questa cosa mi ha fatto soffrire.”

“Quella frase non la dirò mai a mio figlio.”

È importante. Ma c’è anche un’altra domanda che mi piace molto di più:

Che cosa della mia famiglia vorrei conservare?

Forse la domenica tutti insieme. Una ricetta. Il modo in cui tua madre riusciva a trasformare un pomeriggio normale in qualcosa di speciale. Il senso dell’umorismo di tuo padre. Le vacanze. La libertà che ti hanno lasciato. Il modo in cui venivano festeggiati i compleanni. Un valore. Un’abitudine. Una frase. Una tradizione. Le nostre radici non contengono soltanto ciò da cui vogliamo liberarci. Contengono anche tantissime risorse. E possiamo scegliere di portarle nella nuova famiglia che stiamo costruendo.

Poi arrivano le radici dell’altra persona

Se diventiamo genitori in coppia, a un certo punto succede qualcosa di ancora più interessante. Due alberi si incontrano. Due famiglie. Due educazioni. Due idee di normalità. Quello che per te è completamente ovvio potrebbe sembrare assurdo al tuo partner. Magari nella tua famiglia si parlava tantissimo e nella sua molto poco. Nella tua casa tutti mangiavano insieme, nella sua ognuno aveva orari diversi. Tu sei cresciuto con regole molto precise, il tuo partner con molta libertà. Tu pensi che una determinata cosa sia fondamentale. L’altra persona non ne capisce nemmeno il motivo. Poi arriva un bambino e improvvisamente quelle differenze diventano molto più visibili. Per questo, nella Fase Mūla, anche la coppia ha le sue radici da osservare. Non per decidere chi ha ragione. Ma per costruire qualcosa di nuovo.

La nostra famiglia.

Non la mia famiglia d’origine. Non la tua. La nostra.

Prima di decidere le regole, decidiamo i valori

Quando aspettiamo un bambino possiamo passare ore a scegliere un passeggino. A confrontare culle. A leggere recensioni sui seggiolini. A preparare vestitini. Ed è giusto: fa parte dell’attesa ed è anche bellissimo. Ma ci sono domande che probabilmente influenzeranno la nostra famiglia molto più del modello di passeggino scelto.

Che atmosfera vogliamo creare nella nostra casa?

Come vogliamo affrontare i conflitti?

Quali valori vogliamo trasmettere?

Che rapporto vogliamo avere con il tempo?

Quanto spazio vogliamo lasciare alla libertà?

Che cosa significa per noi essere una famiglia?

Non serve avere risposte definitive. Cambieranno. Noi cambieremo. I bambini cambieranno. Ma iniziare a parlarne significa iniziare a costruire le fondamenta.

Radici solide non significa vita perfetta

Questa è una distinzione importante. Avere radici non significa creare una famiglia in cui tutto funziona sempre. Non significa non litigare. Non significa non attraversare periodi difficili. Non significa essere sempre sicuri delle proprie decisioni. Un albero con radici profonde continua a muoversi quando arriva il vento. I rami oscillano. Le foglie cadono. Qualche ramo può perfino spezzarsi. Le radici non servono a impedire il movimento. Servono a permetterci di ritrovare stabilità. È così che immagino anche una famiglia. Non immobile. Non perfetta. Ma capace di tornare a qualcosa che riconosce come proprio.

Quali sono le tue radici?

Nel Libro Mūla questo non rimane soltanto un concetto da leggere. Ci sono pagine da compilare, domande, esercizi e spazi nei quali fermarsi davvero a osservare la propria storia. Perché possiamo leggere cento volte che la nostra infanzia influenza il modo in cui diventiamo genitori. Ma quando prendiamo una penna e iniziamo a scrivere:

“Della mia famiglia voglio conservare…”

e poi:

“Nella mia famiglia voglio invece cambiare…”

succede qualcosa di diverso.

Il pensiero diventa concreto. Ed è proprio questo il senso delle pagine interattive del libro: non limitarsi a leggere, ma vivere il percorso.

Un piccolo esercizio da fare oggi

Prendi un foglio e dividilo in due. Da una parte scrivi:

PORTO CON ME

Dall’altra:

LASCIO ANDARE / TRASFORMO

Non pensare soltanto alle grandi questioni educative. Puoi scrivere qualsiasi cosa. Una tradizione. Una frase. Un modo di festeggiare. Il rapporto con il denaro. Il modo di mostrare affetto. Il rapporto con il cibo. Come venivano gestiti i litigi. Le vacanze. Il rapporto con il lavoro. Il modo di chiedere scusa. La libertà. Le regole. Osserva quello che emerge. Senza giudicare. Senza cercare colpevoli. Stai semplicemente guardando le tue radici.

Prima le radici, poi tutto il resto

È da questa idea che nasce la Fase Mūla. Prima di parlare di come gestire un capriccio. Prima delle tecniche. Prima delle strategie educative. Prima ancora di chiederci quale genitore vogliamo essere. Torniamo per un momento indietro. Alla nostra storia. Alla persona che siamo. Alla coppia che stiamo costruendo. Alla famiglia che immaginiamo.

Perché un giorno nostro figlio inizierà a costruire le proprie radici proprio dentro l’ambiente che stiamo creando oggi. E forse non possiamo scegliere tutto ciò che abbiamo ricevuto dalle nostre.

Ma possiamo scegliere, con un po’ più di consapevolezza, che terreno preparare per le sue.


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